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Angelo Gambella

Potere e Popolo
nello stato normanno di Alife

Angelo Gambella, Potere e popolo nello stato normanno di Alife, CUEN, Napoli, 2000, pp.220

Copertina
Report della presentazione
Introduzione del volume
Indice del volume
Comunicazione diretta con l'autore


copertina del volume


Report della
presentazione in videoconferenza
21 luglio 2000. 11:00 GMT + 1

Sperimentazione di videoconferenza via Medioevo Italiano. Sono collegati computer da quattro paesi dell'Unione Europea.

Saluto ai presenti.

Lettura scheda:
In "Potere e popolo nello stato normanno di Alife" l'autore ripercorre la storia dell'alifano dalla caduta dell'impero romano al regno di Carlo I soffermandosi sull'epoca normanna. In 130 anni di storia nei quali si succedono 8 conti, città e territorio sono coinvolti nelle più ampie vicende europee, e la storia da locale diventa storia del medioevo occidentale: l'epopea di Rainulfo secondo, dei figli di Pietro d'Alife alla "conquista" di Costantinopoli, degli esuli che tornavano da uomini liberi. Il volume è suddiviso in 3 studi dedicati al territorio, agli avvenimenti, e alle due componenti sociali, il potere e il popolo, che danno il titolo al lavoro. Seguono una appendice sulla città e i suoi monumenti normanno-svevi, la riproduzione di documenti superstiti e una ricchissima bibliografia.

L'autore espone le motivazioni alla base del lavoro, Prefazione e
Introduzione (omaggio a Falcone di Benevento). Discussione sul concetto di 'stato normanno'. Domande e Risposte. Saluti.


""Mori prius fame morte malebant, quam sub
nefandi regis potestate colla submittere!""

(Falcone di Benevento, Chronicon)

Introduzione

 

Nella sua cronaca in latino, il giudice Falcone descrive la ribellione dei cittadini di Benevento, avvenuta nella primavera del 1132, dopo che il governo della città aveva stretto un accordo con re Ruggero II per far guerra a Rainulfo conte di Alife e Roberto principe di Capua, promotori della lotta per l’indipendenza delle città del Sud dal nuovo regno di Sicilia:

"Successe allora, dopo che il sospetto dell’accaduto si fu ben diffuso per la città, che all’improvviso una gran folla si riversò nelle piazze, e si scagliò furiosamente contro il cardinale Crescenzio, costringendolo alla fuga. Il cardinale, spaventato, lasciò la città e si recò in gran fretta presso il re; quindi gli riferì tutto quello che era successo a Benevento […]. Dopo di questo il popolo, raccoltosi in una sola massa, armi in pugno, andava gridando chiaramente che non dovevano essere rispettati i patti stipulati con re Ruggero: "non vogliamo assolutamente essere alleati col re, e trovarci a soffire il caldo ed il sudore delle guerre assieme ai Siciliani, i Calabresi e i Pugliesi! Noi che siamo nati in posti così tranquilli, e che non siamo stati addestrati ai pericoli dell’esercizio militare, non dobbiamo aver alcun accordo con un re di questo tipo". Dopo che furono premesse queste cose il principe Roberto, e il conte Rainulfo, ricevuti i messi beneventani mandarono loro parole di pace e di garanzia: "Voi ben sapete che il principe, il conte, e Raone di Fragneto e Ugo Infante, mediante un patto giurato, rimetteranno d’ora in poi e per sempre a voi beneventani tutti i balzelli e i tributi che eravate soliti pagarci, purchè non concediate aiuto né a noi, né a Ruggero. In verità non vogliamo ricevere da voi aiuti in questo momento, poiché ci preoccupiamo che la città non abbia da subire danni; vogliamo tuttavia passare sicuri e, senza alcun timore, rimanerci". In breve, il principe e il conte Rainulfo, accompagnati dai loro militi, vennero al ponte Maggiore, e davanti all’arcivescovo Landolfo e a una folla di beneventani, assieme ai suddetti baroni, giurarono. Giurarono anche fedeltà a San Pietro e stabilirono che in uno scritto sigillato venisse annotato tutto l’ordine del trattato, e la regolarità dei giuramenti; il testo di quell’accordo fu poi esposto su tutte le porte della città, a memoria della posterità".

Ci troviamo di fronte alla spontanea reazione dei cittadini e alle manovre dei grandi feudatari. Tutto ciò non può sorprendere l’attento osservatore: è chiaro che l’accettazione incondizionata dell’annessione al regno implicava l’abbandono d’ogni forma di autogoverno; senza l’immediata sollevazione militare, Alife, Benevento e Capua sarebbero divenute città fra le altre. Il seguito degli avvenimenti è ben noto: il 24 luglio del 1132 sul campo di battaglia di Nocera, Rainulfo e i suoi "leoni famelici" sconfissero l’esercito siculo-normanno.

Questo è il momento più alto per il potere e il popolo dello stato normanno di Alife.


Indice

 

Prefazione

 

3

Introduzione

 

5

 

le condizioni del territorio

7

Il "territorio alifano"

il mutamento dinastico

15

in età normanna

lo stato normanno

20

difesa del territorio

32

 

il primo Rainulfo

46

 

Roberto

49

il secondo Rainulfo

60

L’età normanna

Riccardo

74

avvenimenti

Malgerio

77

1060-1197

Andrea

83

Ruggero

91

 

Riccardo (II)

93

 

Giovanni

95

 

gli svevi

98

Potere e Popolo

immagine della città

101

IL POTERE

il potere

103

 

l’amministrazione pubblica

110

 

l’esercito

113

 

la feudalità durante la monarchia

120

IL POPOLO

società e popolo

128

 

economia

146

 

comunità monastiche

153

 

il culto e l’episcopato

161

 

conclusioni

173

Appendice

la città

175

 

il castello

182

Alife normanno-sveva

e la cattedrale.

187

Documenti

per un codice diplomatico alifano
(n.1-6)

195

Bibliografia

 

208

Indice

 

217



Comunicazione diretta con l'autore.
(Domande e Risposte per i lettori)

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(c) Angelo Gambella, 1999-2000. Tutti i diritti riservati.

Sfondo: Roberto conte di Alife (1087-1115) e fante normanno.


Il volume non è in commercio.
Viene rilasciato su richiesta, a biblioteche e studiosi
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